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Nel silenzio di una stanza d’ospedale, quando la vita si fa fragile e il tempo sembra rallentare, ciò che resta è la relazione. In questo libro intenso e commovente, l’autrice ci conduce nel cuore del lavoro terapeutico in cure palliative, là dove la tecnica cede il passo alla presenza autentica, all’ascolto profondo, al semplice stare accanto.
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Disponibile dal:
| Autore Finocchi Federica | |
| Titolo | Un ponte tra esistenze |
| Autore | Finocchi Federica |
| ISBN | 978-88-6827-555-6 |
| Pagine | 104 |
| Anno | 2025 |
| Edizione | Prima |
| Genere | Saggistica |
| Collana | Il Mare |
| NIC | 120 |
| Formato | 135x200 mm |
| Copertina | Morbida plastificata |
| Peso | 200 gr |
| Illustrazioni | No |
Nel silenzio di una stanza d’ospedale, quando la vita si fa fragile e il tempo sembra rallentare, ciò che resta è la relazione. In questo libro intenso e commovente, l’autrice ci conduce nel cuore del lavoro terapeutico in cure palliative, là dove la tecnica cede il passo alla presenza autentica, all’ascolto profondo, al semplice stare accanto. Con una scrittura intima e priva di filtri accademici, ci racconta storie vere, vissuti raccolti in punta di piedi, emozioni condivise in momenti in cui ogni gesto, ogni sguardo, ogni sogno può diventare cura. Attraverso la lente della Psicoterapia della Gestalt, scopriamo come strumenti apparentemente invisibili – il silenzio, il contatto corporeo, il colore, le visioni oniriche – possano aprire varchi nell’anima e accompagnare, con dolcezza, chi sta per attraversare la soglia. Una lettura che parla a chi lavora nella relazione d’aiuto, ma anche a chiunque voglia riflettere sul senso ultimo dell’esistere. Un libro che non insegna a “fare”, ma invita a “essere”. E che, nel farlo, riesce davvero a toccare il cuore. IN COPERTINA © RITA QUATTROCCHI - “INCONTRI CELESTI”
Psichiatra e direttore delCentro Studi di Terapia della Gestalt
Ho avuto il piacere di accompagnare Federica nei 4 anni di formazione come psicoterapeuta avendo modo di cogliere la sua straordinaria sensibilità che ha radici anche nella esperienza personale di aver perso la amata figlioletta ancora bambina. Una ferita che ha segnato irreversibilmente la sua storia perdonale ma anche la sua scelta professionale nel saper trasformare questa grave perdita in una occasione di ascolto del dolore altrui a quello spazio di transizione tra vita e quella dimensione dell’oltre a cui tutti siamo destinati e che mette a prova tutto il positivo che abbiamo saputo cogliere dalla vita nel momento stesso in cui lo stiamo anche per perdere. Alle tue doti naturali messe a dura prova dalla tua esperienza perdonale hai saputo aggiungere il valore della riflessione e della elaborazione professionale che ti consente di farne dono con i tuoi scritti densi di riverberazioni emotive quando non, anche, di afflato poetico con il quale sai dare respiro ed eleganza anche nella condivisione dei territori piu’ crudi e laceranti dell’anima






























