“Le parole che restano” è un memoir intenso e autentico che intreccia memoria personale e storia collettiva. Dall’infanzia e adolescenza in Italia alla carriera nell’informatica, fino alla maturità vissuta in Norvegia, l’autrice ripercorre il proprio cammino tra sogni, sfide e conquiste.
Anche a leggerla distrattamente, la poesia di Fiata “punge”. Contiene una carica di vita, una scossa. Non ci coinvolge lo studium (il contenuto), ma il punctum della poesia, ossia quella fatalità che ci ferisce, ci ghermisce, ci solletica.
A Roveto il tempo sembra scorrere con il ritmo lento delle stagioni, tra affetti sinceri, tradizioni condivise e una comunità che trova nella fede il proprio punto di riferimento. È qui che le vite di Eleonora, Maurizio e don Leone si intrecciano in un destino inatteso, mettendo alla prova il confine tra ciò che è giusto e ciò che il cuore non può ignorare.
Sara, Emma ed Eleonora sono amiche fin dai tempi del liceo, quando la loro vita era spensierata e piena di aspettative per il futuro. Sara e Nicola sarebbero potuti rimanere lontani, ciascuno con il proprio lavoro e i propri affetti, ma la malattia che hanno in comune li ha fatti incontrare.
Secondo una famosa leggenda popolare di origine cinese, il filo rosso del destino lega indissolubilmente ognuno di noi alla propria anima gemella.
Un viaggio poetico e interiore prende vita tra paesaggi naturali e ricordi che si intrecciano, guidati da una “forza misteriosa” capace di dare significato a ogni emozione. Dalla meraviglia della spiaggia incantata, simbolo di purezza e scoperta, alle atmosfere malinconiche della pioggia, la memoria diventa rifugio e trasformazione. I colori si mescolano...
Può capitare che lungo il cammino della vita ci si fermi nel mentre. Tempo di bilanci? Stagioni: il contraccolpo di una mite saggezza d’ocra contro la febbricitante velocità dei trascorsi giorni verdi.
Cresciuto tra mura di pietra e silenzi sacri, Giovanni impara presto a non guardare oltre. Il seminario diventa il suo mondo, la fede il suo destino. Ma la realtà, quella vera, non resta fuori per sempre.
La MAGIA della primavera, la PAURA dell’’imprevisto e il valore dell’ALTRUISMO nella semplice avventura di TINO l’uccellino.
Chi non si è interrogato, almeno una volta, rispetto al proprio futuro? È proprio questa curiosità che spingerà Nariman, ormai cresciuta, in questa nuova avventura.
Un curato e dettagliato romanzo, un giallo graffiante e ingegnoso, ma anche profondo indagatore dell’animo umano. In una società dall’atmosfera sporca e subdola, appena sotto la superficie, sfumature nascoste e intrecci inaspettati agiscono nell’ombra.
Tre racconti, tre indagini svolte in tre ambientazioni differenti: una comunità religiosa, il microcosmo di un paesino della Barbagia e una valle montana estranea ai grandi circuiti turistici. Alle investigazioni però si associano vicende sentimentali dei protagonisti che acquistano sempre maggior importanza man mano che la narrazione si avvicina al...
“Cronaca in tempo reale del mondo in costruzione” è la storia di un ragazzo conosciuto come lo “Scrittore” che tenta di realizzare il suo primo romanzo, senza riuscirci. Interverrà per aiutarlo la sua fantasia, incarnatasi nella figura del protagonista di tale lavoro. Più semplicemente è la storia di come è stato possibile realizzare un libro dal...
“Orbene l’ora era invero tarda” (per andare in pensione) è un racconto ironico e riflessivo che ripercorre l’infanzia, l’adolescenza e la carriera dell’autore, tra ricordi familiari, esperienze scolastiche e scelte professionali. Nella prima parte, con tono critico ma affettuoso, si analizzano i limiti dell’educazione ricevuta e si lancia un messaggio ai...
Il direttore di una casa editrice si trova di fronte a un dilemma: pubblicare o meno il manoscritto dell’illustre cittadino Costantino Morelli, ormai defunto, con il rischio di macchiarne per sempre il ricordo? Il romanzo, in forma di narrazione dialogica, parla dell’innamoramento di Morelli per l’artista Victor Vasarely, padre della Op Art.
“Orsù che l’ora è tarda, incipiamo con cortese sollecitudine” è un diario autobiografico scritto dall’autore durante i due mesi di ferie prepensionamento. Il titolo deriva dal tormentone con cui sollecitava medici, caposala e infermieri alla visita mattutina. Tratta prevalentemente della sua vita professionale di medico ospedaliero, iniziando dagli...
C’è un momento in cui la realtà smette di essere un luogo sicuro. Per Santino quel momento è già iniziato. I ricordi si confondono con i sogni, le certezze vacillano e ogni volto sembra nascondere una verità diversa.
A Roveto il tempo sembra scorrere con il ritmo lento delle stagioni, tra affetti sinceri, tradizioni condivise e una comunità che trova nella fede il proprio punto di riferimento. È qui che le vite di Eleonora, Maurizio e don Leone si intrecciano in un destino inatteso, mettendo alla prova il confine tra ciò che è giusto e ciò che il cuore non può ignorare.
Il libro in tono serio, semiserio, ironico, narra di un luogo, Ercolano, e di alcuni personaggi e persone (ma davvero c’è differenza?) che con questo luogo hanno, in vario modo, intessuto un rapporto. È scritto da due ercolanesi e da due romani: ma anche questo che importanza ha? La cultura, è noto, non conosce barriere né confini: solo passione.
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