NUOVE USCITE: TI HO RUBATO ALLA NEBBIA di Giorgio Demurtas

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Le fosse comuni sono terra. Uno pensa a tumuli discontinui sul terreno. No, sono un prato, un campo, un sottobosco.

Le fosse comuni servono per nascondere sotto il piano naturale le catastrofi umane: la peste, la rovina, il flagello, la distruttività dell’uomo, la guerra e il fetore.

Sono disumane perché anonime, senza nome, ignote.
Le fosse comuni vicine alla stazioncina di Rada-Tambov nascondono ammucchiata una babele di umanità appartenente a ventinove nazionalità diverse. Uno dei tanti ossari della vergogna del mondo.

Biografia autore

Giorgio Demurtas è nato a Bitti, paese della provincia di Nuoro, in Sardegna. Porta il nome del fratello di suo padre, disperso nella campagna di Russia nel 1942/1943.

Ha frequentato il liceo scientifico nel suo paese e ha proseguito, nell’emigrazione, il suo percorso formativo in Scienze Riabilitative a Roma, all’Università di Siena e in quella della Tuscia viterbese; ha lavorato fino al 2008 come fisioterapista; è stato responsabile della formazione nel comparto del personale sanitario della ASL di Viterbo; è docente dal 2003 nei corsi di studio universitari dell’area della Riabilitazione per la Sapienza di Roma. In Albania dopo la guerra civile ha contribuito, come volontario – docente e tutor – alla costruzione e ricostruzione dei percorsi formativi delle professioni sanitarie riabilitative collaborando per oltre dieci anni con il “Kompleksi Spitalor Universitar”, “Zoja e Këshillit të Mirë”, “Rruga e Durrësit, Tiranë”. Impegnato dal 1994 con la sua famiglia nel volontariato internazionale per l’accoglienza dei bambini contaminati dopo il disastro nucleare della centrale di Černobyl. Attivista affinché la sovranità popolare si riappropri dei beni comuni sottraendoli all’ordine mercantile neoliberista. Appassionato di preistoria e protostoria, vive con la sua famiglia a Tre Croci di Vetralla in provincia di Viterbo. Le fosse comuni sono terra. Uno pensa a tumuli discontinui sul terreno. No, sono un prato, un campo, un sottobosco. Le fosse comuni servono per nascondere sotto il piano naturale le catastrofi umane: la peste, la rovina, il flagello, la distruttività dell’uomo, la guerra e il fetore.
Sono disumane perché anonime, senza nome, ignote.
Le fosse comuni vicine alla stazioncina di Rada-Tambov nascondono ammucchiata una babele di umanità appartenente a ventinove nazionalità diverse. Uno dei tanti ossari della vergogna del mondo.

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… la guerra non è antitesi ma sintesi della distruttività umana contrapposta.