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Pietroburgo, 1837. Il maggiore poeta di Russia, Aleksandr Sergeevič Puškin, ha sfidato a duello Georges d’Anthés, ufficiale francese di stanza a Pietroburgo e membro degli chevaliers gardes, reo di corteggiare incessantemente sua moglie, Natal’ja Nikolaevna Gončarova. A corte, nei boulevards e in ogni casa non si parla che di questo. Sembra che l’intera capitale abbia dovuto interrompere sul più bello la sua perenne festa per fare da scenario al duello che più di ogni altro avrà un impatto totalizzante nella storia della letteratura.
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Disponibile dal:
| Autore Zanini Alfonso | |
| Titolo | I fiori di Pietroburgo |
| Autore | Zanini Alfonso |
| ISBN | 978-88-6827-543-3 |
| Pagine | 168 |
| Anno | 2024 |
| Edizione | Prima |
| Genere | Opere teatrali |
| Collana | Il Molo |
| NIC | 7 |
| Formato | 135x200 mm |
| Copertina | Morbida plastificata |
| Peso | 350 gr |
| Illustrazioni | No |
Pietroburgo, 1837. Il maggiore poeta di Russia, Aleksandr Sergeevič Puškin, ha sfidato a duello Georges d’Anthés, ufficiale francese di stanza a Pietroburgo e membro degli chevaliers gardes, reo di corteggiare incessantemente sua moglie, Natal’ja Nikolaevna Gončarova. A corte, nei boulevards e in ogni casa non si parla che di questo. Sembra che l’intera capitale abbia dovuto interrompere sul più bello la sua perenne festa per fare da scenario al duello che più di ogni altro avrà un impatto totalizzante nella storia della letteratura.
Il teatro come elegia della parola ferita
C’è un momento, nella storia della letteratura, in cui la parola smette di essere soltanto voce e diventa destino. I fiori di Pietroburgo di Alfonso Zanini si colloca esattamente in quel punto di frattura: là dove il teatro si fa luogo di commemorazione, interrogazione morale e rito tragico. Ambientato nella Pietroburgo del 1837, alle soglie del duello che condurrà Aleksandr Puškin alla morte, il testo non si limita a rievocare un episodio storico, ma ne distilla il significato simbolico, restituendo alla scena il peso irrevocabile della scelta e dell’onore.
Zanini costruisce un impianto drammaturgico sobrio e teso, in cui la città stessa diventa coro muto: i boulevards, i salotti, la corte sospendono la loro mondanità per farsi eco di un evento che travalica l’aneddoto e si inscrive nella memoria collettiva. Il duello non è solo gesto privato, ma atto pubblico, specchio di una società che osserva, giudica e, in ultima istanza, consuma il poeta come figura sacrificale.
La scrittura teatrale procede per sottrazione e densità: i dialoghi sono misurati, carichi di una tensione che non cerca l’enfasi, ma l’inevitabilità. Puškin emerge non come monumento letterario, bensì come uomo esposto, ferito nella sua intimità e nella sua dignità. In questa scelta risiede uno dei meriti maggiori dell’opera: restituire umanità al mito senza impoverirne la statura tragica.
I fiori di Pietroburgo si offre così come un’elegia scenica sulla fragilità dell’artista e sulla responsabilità della parola. Un teatro che non ricostruisce semplicemente un’epoca, ma la interroga, chiedendo al lettore-spettatore di misurarsi con il prezzo dell’onore, della gelosia e della fedeltà a se stessi. Un esordio teatrale che rivela una voce consapevole, capace di coniugare rigore storico e tensione poetica in una forma drammatica di rara compostezza.
Avvincente
La scrittura "vellutata"di Zanini,ti avvolge ,ti conduce in una storia avvincente dove l' amore è l'ago della bilancia tra vita e morte.
