Recensione: Le ali di Dedalus

Le Ali di Dedalus

  • Ho paura – scrisse ed inviò a Juan.

L’ultimo accesso di Juan su WhatsApp era stato registrato tre ore prima e quindi Pilar non si aspettava una risposta immediata. Invece dopo circa un minuto ricevette la risposta:

  • Cerca nel cambiamento l’opportunità e non la minaccia

Le Ali di Dedalus di Emidio D’Amato per La Caravella Editrice è un libro semplice, scorrevole, facile, che si legge di gusto senza nessuna difficoltà. Eppure può essere analizzato secondo vari livelli, in primis attraverso una chiave metaforica che è la sua cifra distintiva. Selezionato per il Premio Berto, è ambientato in una repubblica nella quale il gioco degli scacchi è una sorta di disciplina nazionale, si parla lo spagnolo, la classe dirigente è un coacervo di miserie, contraddizioni e corruzione, il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Alexandro Diaz” è vessato da una madre di raro egoismo, se la fa con la vedova del suo migliore amico e si prepara a offrire alle insegnanti che rientreranno al lavoro dopo le vacanze natalizie le sigarette che ha acquistato da contrabbandieri di sua fiducia per festeggiare la reintroduzione della libertà di fumare nelle aule. E pazienza se quei rompiscatole dei socialisti dicono che in realtà tutto questo è stato fatto perché è stata reinserita la tassazione: che blaterino pure… Il problema è che nessun insegnante il sei gennaio si ripresenta a scuola. E i ragazzi, unica speranza? Piacevole, sorprendente, allegro, interessante.

Gabriele Ottaviani