“Orbene l’ora era invero tarda” (per andare in pensione) è un racconto ironico e riflessivo che ripercorre l’infanzia, l’adolescenza e la carriera dell’autore, tra ricordi familiari, esperienze scolastiche e scelte professionali.
Nella prima parte, con tono critico ma affettuoso, si analizzano i limiti dell’educazione ricevuta e si lancia un messaggio ai genitori di oggi. Un capitolo è dedicato al ruolo decisivo degli insegnanti nei primi anni di vita.
Nella seconda parte l’autore spiega perché ha lasciato anticipatamente il suo incarico di medico ospedaliero e direttore, sollevando interrogativi sulla gestione della sanità pubblica.
La terza, la più leggera, tratteggia con umorismo i diversi “tipi di pensionati”, offrendo sorrisi invece che malinconia.
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Marcello Alberti è nato a Viterbo il 30 settembre 1961. È vissuto a Vetralla durante l’infanzia e l’adolescenza, dove ha frequentato le scuole elementari e medie. Successivamente ha frequentato il liceo classico Mariano Buratti di Viterbo dove si è diplomato a luglio 1979 per poi conseguire la Laurea in Medicina e Chirurgia a febbraio 1986 presso l’Università degli Studi di Perugia. Dopo due anni e tre mesi di impiego come ufficiale medico, ha svolto per trentacinque anni il suo lavoro di medico ospedaliero per quattro anni a Vetralla e poi a Viterbo nell’attuale Ospedale “Santa Rosa” già denominato Belcolle. Ha già pubblicato dopo il suo pensionamento un primo libro intitolato Orsù che l’ora è tarda (La Caravella Editrice). Ama pescare, cazzeggiare con i veri amici, la buona cucina, il buon vino e oziare sotto il sole; nonostante l’età ormai avanzata e pertanto solo in modo platonico, adora le donne di belle fattezze (meglio se con carnagione scura ma non troppo, con seno prorompente e glutei sporgenti). Non sopporta gli opportunisti, i politicamente corretti, i radical chic, i tirchi, gli anaffettivi, gli egoisti, i falsi amici, i narcisisti, gli alitosici e coloro che non si detergono adeguatamente. Dopo la morte vorrebbe che le sue ceneri fossero mescolate con granaglie alla fragola e con bigattino e utilizzate per pasturare le carpe di Capodimonte.