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Titolo Dove tutto finirà
Autore Giorgio Mosetti    « Tutti i suoi libri 
Genere Romanzo
Collana Il Porto 20
Anno 2009
Edizione Prima
Pagine 208
Rilegatura Filo relfe
Copertina Morbida plastificata
Formato 135x200mm
ISBN 978-88-95402-44-4
Quarta di copertina
Estate 1982. In Spagna, ai campionati mondiali di calcio, la nazionale italiana, con un Paolo Rossi inguardabile e un Vecio testardo alla guida, colleziona una figuraccia dietro l’altra.
Contemporaneamente, in città, nella vecchia villa dal passato doloroso, abbandonata ormai da oltre trent’anni, giunge un uomo misterioso dall’aspetto trasandato a bordo di una Ford Mustang.
Chi è quell’uomo? Cos’è venuto a fare in città? Proprio in quella casa, poi. Cosa sono tutti quegli scatoloni che ha portato con sé? Quesiti a cui tutti, nel quartiere solitamente compassato, cercano di dare risposta. Il bambino Luca e il gigante Osvaldo, la giornalista Clara, lo zio Giulio e mamma Rita, papà Alberto e persino il Sindaco. Tutti impegnati, ciascuno a modo suo e ognuno per le proprie ragioni, a indagare sullo strano individuo. Ricerca che però li sorprenderà, portandoli a trovare la risposta ai propri e più intimi perché, e facendogli scoprire che, la vita, non solo non scappa, ma a volte ritorna addirittura indietro a prenderti.
Proprio come ha fatto con Paolo Rossi, Enzo Bearzot e quella squadra di pellegrini campione del mondo.


in copertina: foto edificio © Ami Levin / dreamstime, foto mustang © sara crosilla
 
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COMMENTI - n. 1 in totale

scritto da Samuele B. il 24-12-2009 15:28
Africa 2010. La gazzella correva nella distesa di fronte a lei con agilità e determinazione, dribblando due baobab, fino ad arrivare in fondo e fare quello per cui era stata scelta... uno splendido cross. Una parabola perfetta che nessun geometra avrebbe mai potuto disegnare. Purtroppo la magica traiettoria fu deviata di testa da un gorilla della retroguardia avversaria, evitando così anche l'intervento del portiere che, come un koala, avrebbe abbracciato volentieri la leggera sfera sospesa in aria. L'effetto ne prolungò il tragitto fino a farla arrivare a me, che, con la porta sguarnita, l'attendevo come una pantera pronta a ghermire la preda. Con un salto felino ed un gesto atletico di alto rango, mi avventai su di lei. La mezza rovesciata che stavo per produrre, avrebbe scatenato la gioia di milioni e milioni di persone. Era tutto perfetto. Vedevo la palla sorretta tra le ruvide mani di Charles Bukowski che, avvolto in una nuvola di fumo, con lo sguardo fiero ed un leggero sorriso, mi disse "Tu sei un predestinato. Ecco, è tua, non puoi sbagliare". In quell'interminabile attimo, con un misto di paura e tensione, rividi uno ad uno i volti dei miei compagni schierati al centro del campo, prima della battaglia. I quattro difensori ed i centrocampisti, il portiere, il capitano e... «Cazzo!» urlai. «... forza è ora di alzarsi, ti ho portato il caffè». «Grazie... mamma». Ancora con il tepore delle coperte che mi avvolge, e lo sguardo perso nel vuoto, ripenso al sogno... La lettura del libro della sera prima mi ha portato a fantasticare su una magica finale mondiale. Tutto frutto dell'immaginazione e del destino. Già, il destino. Infatti il mio, di destino, ha fatto si che nel maggio del 2007 conoscessi Giorgio Mosetti, un modesto geometra di provincia con un dono speciale. Quello di trasmettere emozioni. Lo immagino mentre abbandona il compasso e la matita, ed impugnata la stilografica, "sporca" il suo rettangolo di gioco, questa volta di colore bianco. Già perché per lui scrivere è come giocare. Una cosa naturale. Talmente naturale che in un mix perfetto di parole e numeri e numeri e parole, riesce, attraverso i suoi libri, a farti partecipe della storia che i suoi personaggi, pian piano, ti raccontano. In quest'ultimo, in particolare, vive l'esperienza mondiale del 1982 attraverso gli occhi di Luca, Osvaldo, Clara, Rita, Giulio ed Alberto, e tramite loro racconta i sorprendenti cambiamenti della vita, la voglia di vivere e di lottare fino alla fine, senza arrendersi mai, proprio come fece quella "squadra di pellegrini campione del mondo". Per questo ringrazio il destino per avermi dato la possibilità di conoscerlo. Già, Charles, "sono un fortunato". Solo ora, però, mi accorgo che sono ancora nel letto con le braccia larghe, la gamba destra distesa e la sinistra piegata, carica e pronta a calciare quella palla che sta ancora scendendo dall'alto e che potrà cambiare, volente o nolente, il risultato della mia partita, in cui, in fondo, l'arbitro sono io. Buona Natale... bastardo.
 
   
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